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Le modifiche ottocentesche della famiglia Forquet

Nel 1831 il noto banchiere Carlo Forquet acquistò il primo piano nobile più altri locali, che poi lasciò in eredità ai figli Giacomo e Francesco. Diverse le modifiche apportate in questo frangente: la più significativa fu la riunione del piano nobile in un unico appartamento con quattro ingressi e la definizione di un ulteriore appartamento da affittare che aveva ingresso «a sinistra del primo riposo della scala grande».

Nello stesso anno il cavaliere Ottavio Piccolellis acquistò i due appartamenti siti al piano ammezzato e raggiungibili dalla scaletta di marmo posta alla destra del porticato, riunendoli in un'unica abitazione. Le restanti parti furono vendute dalla famiglia dei principi Colonna di Stigliano solo alcuni anni dopo.

I nuovi proprietari decisero di rimodernare completamente il vecchio palazzo, e a tal scopo si affidarono all'architetto Guglielmo Turi. Sebbene il suo progetto - che prevedeva il mascheramento de «la mostruosità del grande spazio che resta fra le finestre del piano nobile e la cornice superiore, cambiandosi le proporzioni degli attuali balconi, ed innestandovi alcune altre decorazioni» - non venisse realizzato, la facciata cambiò completamente aspetto, perdendo irrimediabilmente i caratteri fanzaghiani, a eccezione del portale che fu conservato nella sua originaria struttura.

Tra gli anni trenta e gli anni novanta dell'Ottocento i Forquet rinnovarono i cicli decorativi interni, affidando il nuovo apparato di affreschi e stucchi a tre artisti all'epoca molto stimati: i pittori Giuseppe Cammarano, Gennaro Maldarelli e lo stuccatore Gennaro Aveta. Tutti membri e professori dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, questi maestri sono presenti negli stessi anni e nei decenni successivi del secolo, nei più importanti cantieri attivi in città, con commissioni di grande prestigio sia da parte della Corte che dai privati.

Restituite allo loro originaria configurazione, a seguito del recente intervento di restauro, le decorazioni interessano diversi ambienti del palazzo ai quali viene attribuita, a seconda delle destinazioni, una denominazione mediante raffigurazioni simboliche; un uso questo, ricorrente e caratteristico nel corso dell'Ottocento.