Lo smembramento della proprietà

L'unità familiare dei Colonna di Stigliano fu spezzata nel 1831 per volontà della principessa donna Cecilia Ruffo, moglie del defunto principe don Andrea, che decise di espropriare il palazzo a danno dei figli. A testimonianza dell'evento resta la descrizione di tutte le parti del palazzo messe sotto esproprio, a eccezione di due quartini al primo piano ammezzato e di gran parte delle botteghe.

Le modifiche riguardarono la divisione dei vani in diversi appartamenti da dare in affitto. Se nel Seicento esistevano due soli appartamenti, al piano nobile e a quello superiore, e tutti gli altri locali contenuti nei piani ammezzati erano di servizio ai due principali, nell'Ottocento queste unità furono divise in appartamenti più piccoli, fittati a inquilini diversi.

Il piano nobile fu dunque diviso in quattro diversi appartamenti, perdendo così la primitiva identità architettonica. La sala e le due gallerie secentesche scomparvero inevitabilmente in questo nuovo tipo di organizzazione, e con esse le ricche decorazioni che li avevano resi gli ambienti più rappresentativi della casa. Non si fa più alcun cenno, per esempio, alle lamie dipinte da Luca Giordano, che dovettero apparire inadeguate alla nuova funzione dello spazio.

Il palazzo, messo in vendita quasi per intero (la principessa conservò per sé un solo appartamento), trovò vari acquirenti.