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Via Toledo

In Rome, Naples et Florence en 1817 Stendahl, giunto a Napoli il 9 febbraio, subito annota: «Eccoci al Palazzo degli Studj, si volta a destra, è la via Toledo. Ecco una delle grandi mete del mio viaggio, la strada più popolosa e allegra del mondo».

La strada in cui sorge il palazzo aveva rappresentato nel corso del XVI secolo la “spina dorsale” del piano di rinnovo urbano voluto dal vicerè, don Pedro de Toledo, non appena insediatosi a Napoli, agli inizi del 1533. Sfarzosamente lastricata di pietra vesuviana – in un tempo in cui le strade di Parigi e Londra erano degli sterrati sconnessi – la via riprendeva il tracciato della soppressa murazione aragonese dal monastero di Santo Spirito fino al convento di Monteoliveto e di lì proseguiva in linea retta fino alla nuova porta Reale. Via Toledo costituiva quindi il collegamento fra le aree più settentrionali della città e il centro rappresentativo e direzionale, intorno a Castel Nuovo e al porto.

Sul bordo della regolare scacchiera dei “quartieri spagnoli”, in un primo momento sede degli alloggi per l’esercito, la via, di insostituibile valore strategico-difensivo, ben poco si conciliava tuttavia con il proposito iniziale di farla divenire cerniera di alta qualità architettonica e sociale. Non trovò quindi immediati riscontri l'iniziale piano di don Pedro che prevedeva di attirare qui le famiglie napoletane nobili più in vista.