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La Sala degli Uccelli - Da van Wittel alla Scuola di Posillipo

La presenza nelle decorazioni ottocentesche del soffitto di deliziosi amorini e di raffinate panòplie, con frecce, fiori e uccelli dà il nome all'ambiente. In questa sala sono esposti vedute e paesaggi, un genere che ebbe a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento.

Il percorso concentrato in questa sala nella veduta e nel paesaggio, un genere prima ritenuto minore che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, inizia con una premessa settecentesca: quattro magnifici dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno basato sulla precisione quasi topografica della scena. Trasferitosi intorno al 1674 a Roma, di cui ci ha lasciato diverse immagini delle grandi piazze barocche come le due qui esposte, e ricercato in tutta Italia, nel 1699 venne chiamato a Napoli dal viceré spagnolo del tempo, il duca di Medinaceli, che aveva progettato una rappresentazione sistematica della città. Dovrebbe risalire a questa circostanza la scenografica Veduta di Napoli con Largo di Palazzo; mentre va datata prima del 1729 la Veduta di Napoli con il borgo di Chiaia da Pizzofalcone, straordinaria per il respiro panoramico e la precisione topografica.

Passando all’Ottocento, il cospicuo nucleo di dipinti, di piccolo formato e prevalentemente a olio su carta, dell’olandese Anton Sminck Pitloo e quattro acquerelli di Giacinto Gigante testimoniano, insieme alle opere dei loro seguaci Gabriele Smargiassi e Salvatore Fergola, la splendida stagione della cosiddetta Scuola di Posillipo, una definizione coniata in segno di scherno dai tradizionalisti, che non apprezzavano la libertà e l’originalità fuori dalle regole di questi protagonisti di un nuovo modo di concepire la veduta e il paesaggio sperimentati, proprio in queste dimensioni ridotte, en plein air. Essi si presentano come eredi dei pittori stranieri che a Napoli erano stati nel Settecento protagonisti del Grand Tour, ma anche come interpreti, vicini a Corot e Turner, di un approccio romantico, emotivo e sentimentale alla natura.