Le novità dell'ultimo restauro

Nel 1831 un documento registrava il dipinto «molto daneggiato dal tempo, e da antichi ristori». Uno di questi restauri doveva aver seguito la morte del committente, avvenuta nel 1651, e si era tradotto in un incremento in altezza della tela, per circa 13 centimetri, con conseguenze rilevanti: la giustapposizione dei due supporti aveva allentato la stabilità dell'assetto, con inevitabili cadute di pellicola pittorica; le pieghe della tenda sullo sfondo erano state interpretate come lance e dotate di incongrue punte; le cromie erano state attutite con velature brunastre, alla ricerca di un'impossibile omologazione della superficie.

Il restauro conservativo sul Martirio di sant'Orsola, promosso da Banca Intesa tra 2003 e 2004 e realizzato nell'Istituto Centrale del Restauro di Roma da Giantomassi e Zari, ha apportato ulteriori elementi di sostanziale e a volte di eccezionale novità sulla conoscenza del quadro. Le indagini hanno permesso anzitutto di riconoscervi con certezza la mano di Caravaggio al di là delle pur inoppugnabili testimonianze archivistiche. L'impasto per la preparazione del fondo coincide infatti con quello, coevo, del San Giovanni Battista della Galleria Borghese; inoltre, gli strati della preparazione sono lasciati a vista nelle parti in ombra, seconda la procedura tipica del suo stile tardo; le pennellate chiare di abbozzo impostano direttamente le volumetrie delle figure, gli effetti chiaroscurali, le proverbiali rifrazioni luminose; l'esecuzione degli incarnati utilizza pochi toni cromatici per ottenere il modellato; non si riscontrano sulla tela tracce di disegno preparatorio, né di pentimenti.

Le indagini non si sono arrestate alla conferma dell'autografia, ma hanno anche restituito la tormentata vicenda secolare del dipinto, un'opera che ha molto sofferto, dal momento stesso dell'esecuzione. L'intervento ha ripristinato le dimensioni originali del quadro (l'aggiunta secentesca di 13 centimetri è stata collocata in un vano posteriore, ma all'interno della stessa incorniciatura), ha fatto riemergere un particolare iconografico e pittorico decisivo, ha restituito una tavolozza meno limitata della precedente, ha integrato le lacune pittoriche, mediante l'impiego di materiali completamente rimovibili.

Caravaggio (Michelangelo Merisi) Il martirio di sant’Orsola (1610), particolare