User error: Failed to connect to memcache server: 127.0.0.1:11211 in dmemcache_object() (line 415 of /storage/vhosts/progettocultura.prod.h-art.it/isp_prod/releases/20150914125125/sites/all/modules/contrib/memcache/dmemcache.inc).

L'ombra sulla veste della santa e la mano ricomparsa

Sino all'ultimo restauro al centro del mantello di Orsola si notava una strana ombra. Cosa poteva proiettarla? L'unica risposta possibile, data la fonte luminosa della scena - in alto a sinistra - conduceva alle nocche della mano sinistra del re: ma se fosse stato così la posizione dell'ombra avrebbe dovuto essere diversa, mentre in questo modo essa appariva come una sorta di scura proiezione del male. Sarebbe stato un unicum, in tutto il catalogo di Caravaggio, sempre così attento al realismo della rappresentazione.

In realtà si trattava di un'altra mano, scomparsa col tempo: la destra del personaggio con un cappello piumato, posto in secondo piano tra il carnefice e Orsola, una mano protesa invano a proteggere la santa dal colpo ormai inflitto. La cancellazione non è frutto di un pentimento di Caravaggio, ma di una generale riverniciatura dell'opera: al momento dell'esecuzione il pittore invece aveva dipinto dapprima il manto rosso, poi, ricorrendo esclusivamente a toni bruni, fragilissimi, la mano spalancata. Poi l'ombra della mano.

Qualsiasi interpretazione possiamo dare sul significato di questa mano che si protende così drammaticamente verso lo spettatore (l'estremo tentativo di proteggere la giovane dal supplizio, la segnalazione dell'istante di partenza del dardo...) è in realtà meno importante del suo valore pittorico, della dilatazione spaziale che conferisce alla scena. La mano ricomparsa ripristina infatti, sulla destra del dipinto, un assetto corale, semicircolare, simile a quello che caratterizza non poche tra le ultime opere dell'artista.

Caravaggio (Michelangelo Merisi) Il martirio di sant’Orsola (1610), particolare