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Una insolita iconografia

La scena è ridotta a cinque personaggi, uno dei quali ci trasmette l'estremo convincente autoritratto dell'artista. Malgrado l'esistenza di una tradizione consolidata Caravaggio omette ogni riferimento alle undicimila vergini martiri che, secondo il racconto della duecentesca Legenda aurea di Jacopo da Varazze, avevano accompagnato Orsola, figlia del re di Bretagna, sotto le mura della città di Colonia assediata dagli Unni: ciò ha determinato qualche incertezza tra i moderni studiosi dell'opera in merito all'esatta decifrazione del soggetto.
Ciò che vediamo è solo il terribile epilogo della vicenda. Dopo la strage il re barbaro propone alla giovane di divenire sua sposa e ne riceve in cambio uno sguardo sprezzante di sfida: «veggendosi schernito - scrive ancora Jacopo -, diede di mano ad uno arco e trafissela d'una saetta, e così compiette il suo martirio».Ecco l'origine, nell'inventario genovese, del titolo del dipinto:  sant'Orsola confitta dal tiranno.

Nel dipinto il dramma è consumato. Orsola osserva il dardo conficcato nel seno, il sangue che scorre.L'esigenza di mettere uno di fronte all'altra i protagonisti e di dare a ciascuno un fisico e concreto risalto ha costretto il pittore ad avvicinarli. Vediamo l'arco, ma non esiste lo spazio per vibrare il colpo.Per la prima volta, e proprio nel suo ultimo dipinto, Caravaggio non ci mostra un'azione nel momento in cui essa si compie, ma piuttosto i suoi effetti.

Moretto (Alessandro Bonvicino) sant'Orsola e le compagne, 1540 circa.

Con una simile impaginazione Caravaggio si mostra attento al dibattito teologico sulla raffigurazione dei santi sviluppatosi dopo il Concilio di Trento. La Chiesa mirava a ricondurre episodi troppo marcatamente celebrativi a una maggiore razionalità storica:
nel caso di Orsola era opportuno insistere sulle cause di fondo del martirio (la difesa della fede e della castità), mostrarsi evasivi sulle forme concrete del supplizio e piuttosto scettici sulla straripante presenza delle altre undicimila compagne della santa. In assenza di certezze storiche il pittore si affida al racconto di Jacopo da Varazze, ma ne presenta solo gli elementi a suo avviso inoppugnabili.

Caravaggio (Michelangelo Merisi) Il martirio di sant’Orsola (1610)