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La Sala degli Amorini e il Seicento

Percorso lo scalone monumentale, si raggiunge la Sala degli Amorini che introduce alla sezione seicentesca delle Gallerie. La sala prende nome dalla gioiosa presenza di putti nella decorazione della volta a cui si accompagna un ricco fregio parietale che corre lungo tutto il perimetro della sala. La decorazione risale agli ultimi decenni del XIX secolo e si devealla committenza della famiglia Fourquet.

L’antologia di dipinti seicenteschi qui raccolti è in grado di offrire, pur parzialmente, un profilo delle vicende principali della pittura a Napoli nel corso del secolo, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606 fino ai fasti della stagione barocca.

La testimonianza più antica di questo percorso è costituita dalla tela raffigurante Giuditta decapita Oloferne, attribuita al fiammingo Louis Finson e certamente in rapporto con un perduto originale dello stesso Caravaggio ricordato sul mercato napoletano nel settembre del 1607 assieme a un altro suo celebre dipinto, la Madonna del Rosario ora a Vienna.

Altro apice nelle raccolte di primo Seicento è la Sacra Famiglia con san Francesco d’Assisi, di recente restituita all’eccentrico caravaggesco romano Angelo Caroselli, artista attestato nel Viceregno tra il 1616 e il 1623. Ancora sull’asse Roma-Napoli, ma in uno stadio avanzato e più raddolcito della stagione naturalistica (siamo ormai nel quarto decennio del secolo), si colloca la tela con Sansone e Dalila, creazione tipica di Artemisia Gentileschi e del suo repertorio di eroine femminili.

Allo stesso momento d’impreziosimento formale e d’intenerimento sentimentale della pittura napoletana appartiene il gruppo di tre dipinti di Bernardo Cavallino: Cristo e l’adultera, Soldati si giocano a dadi le vesti di Cristo e Mosè salvato dalle acque.

Tra le ‘icone’ delle Gallerie spicca senz’altro il solenne San Giorgio di Francesco Guarini, posto a un ideale punto di confluenza tra la grazia aristocratica di Massimo Stanzione e il potente realismo di Jusepe de Ribera. Il ruolo preminente di quest’ultimo nella prima metà del secolo è rappresentato, indirettamente, da due importanti esempi della sua stretta cerchia: ovvero dalla Adorazione dei Magi del cosiddetto ‘Maestro degli Annunci ai pastori’ – così chiamato dal soggetto dei suoi lavori più caratteristici, alternativamente identificato dagli studi moderni nel brindisino Bartolomeo Passante o nel valenzano Giovanni Do – e dal Tobia che ridona la vista al padre del belga Hendrick De Somer, l’ “Enrico Fiammingo” ricordato dalle fonti assieme a Passante e a Do – tra i principali discepoli di Ribera a Napoli.