MILANO, Piazza della Scala, 6

N. verde 800.167619

 

L'intervento di Michele De Lucchi

I palazzi storici e il progetto di Michele De Lucchi

L’allestimento delle sale delle Gallerie di Piazza Scala, ad opera dell’architetto Michele De Lucchi, è un viaggio nella concezione abitativa e nella fruizione dell’opera dalla fine del Settecento ad oggi.

Il progetto sviluppa, nei  diversi edifici storici in cui sono ubicate le Gallerie – situati nel cuore di Milano e appartenenti a Intesa Sanpaolo – altrettante differenti concezioni espositive, dove la relazione tra l’arredo e il contenitore architettonico riprende e attualizza quella delle epoche in cui i palazzi sono stati concepiti.

La sezione ottocentesca delle Gallerie

Palazzo Anguissola

Palazzo Anguissola di Soave, costruito negli ultimi decenni del Settecento, diviene nel Novecento abitazione di Raffaele Mattioli, fondatore della Banca Commerciale Italiana. Intesa Sanpaolo dedica il piano terra all’archivio storico, mentre il piano nobile viene adibito a uffici e a sale di rappresentanza.
La trasformazione odierna ad opera dell’architetto Michele De Lucchi ha goduto del restauro compiuto negli anni Novanta, a opera degli architetti Valle, Broggi e Burckhardt, in occasione del quale sono stati completamente recuperati i decori in oro, gli stucchi e i gessi.
L’apparato decorativo è talmente preminente da rendere l’uso museale di questi ambienti molto delicato.
La struttura decorativa ha imposto un’esposizione indipendente dalle pareti, che avviene quasi esclusivamente con cavalletti realizzati in bronzo e progettati su misura per reggere i consistenti pesi dei gessi di Antonio Canova e accogliere coerentemente anche i grandi dipinti di Francesco Hayez e Giovanni Migliara. Solo in alcune sale è stata possibile un’esposizione con cavi, agganciati a una barra fissata senza danneggiare le decorazioni. In talune sale i gruppi di quadri più piccoli sono montati su pannelli fissati direttamente sulle lampade a stelo.

L’illuminazione

Nella maggior parte delle stanze di Palazzo Anguissola l’illuminazione è portata dal pavimento.
L’esposizione a cavalletti ha favorito una soluzione di illuminazione specifica quadro per quadro: le lampade a led, fissate direttamente all’asta del cavalletto, diffondono luce omogenea sul dipinto.
La presenza della luce diurna, che dalle grandi finestre illumina la sequenza di stanze, aggiunge un elemento alla visione: lungo il percorso espositivo, l’occhio alterna la contemplazione delle opere a quella del magnifico giardino interno, che affaccia su Casa Manzoni.

Palazzo Anguissola Antona Traversi e la nuova corte vetrata

Nel 1817 il conte Anguissola vende il suo palazzo a un ricco esponente della borghesia milanese, l’avvocato Giovanni Battista Traversi, che nel 1829 incarica Luigi Canonica di realizzarne il corpo anteriore affacciato su via Manzoni. Il Canonica progetta il prospetto con lesene corinzie, lo scalone d’onore di Palazzo Anguissola e il chiostro quadrato ad angoli smussati con imponenti colonne doriche.
Tale chiostro costituisce oggi il nodo distributivo delle Gallerie dedicate all’arte dell’Ottocento. Completamente chiuso da una vetrata che ne esalta la forma e mette in evidenza il colonnato, il cortile collega le sale del Palazzo Anguissola e il giardino interno. I nuovi serramenti in bronzo naturale stabiliscono la giusta relazione con le colonne completandone i vuoti in proporzione. Questa vetrata organizza lo spazio in due ambienti comunicanti che traggono luce l’uno dall’altro e, come due cicli espositivi paralleli, possono ospitare sculture importanti come il Disco in forma di rosa del deserto di Arnaldo Pomodoro appartenente alla collezione del Novecento di Intesa Sanpaolo, che già da molti anni campeggia al centro del chiostro.

L’infilata di sale su via Manzoni: palcoscenico domestico
Dal chiostro si accede a un’infilata di 9 sale che attraversano l'ala ottocentesca di Palazzo Anguissola Antona Traversi e Palazzo Brentani. Qui sono esposti dipinti dell’Ottocento suddivisi per sezioni tematiche: il paesaggio lombardo, la pittura di genere, la sperimentazione atmosferica sul vero, il sublime, il Simbolismo, per introdurre, con i dipinti del Boccioni, la stagione del Futurismo.
Completamente diversa da quella del palazzo settecentesco di Soave, l’atmosfera è ottenuta separando drasticamente l’area museale dal traffico di via Manzoni su cui si affaccia. Dalla strada l’infilata di finestre è oscurata da tendaggi morbidi che riprendono il colore delle sezioni del museo. Gli uffici della banca hanno lasciato il posto ad ambienti domestici ottocenteschi che costruiscono un palcoscenico teatrale, ponendo le opere al centro della contemplazione. Le sale ritmano i temi espositivi, sottolineati anche dal cambio di colore alle pareti, i cui toni drammaturgici valorizzano le preziose cornici dorate o argentate, lavorate artigianalmente, recuperate dopo un attento restauro. Il pavimento ricostruito, in rovere antichizzato a doghe strette, che riprende quelli d’uso nei palazzi dell’Ottocento, è elemento di congiunzione nell’intero percorso.
Il criterio espositivo di base nasce dall’analisi del fenomeno dell’arredo industriale che nell’Ottocento comincia a entrare nelle residenze borghesi come prodotto acquistabile sul mercato, che scalza il progetto su misura integrato nella composizione architettonica.

Il Novecento

La sede storica della Banca Commerciale in Piazza della Scala

Gli spazi al piano terra del palazzo sono stati oggetto di un attento restauro a cura dell’architetto Michele De Lucchi, cui si deve la rivisitazione dell’intero complesso delle Gallerie di Piazza Scala, finalizzato a rendere i saloni bancari e i rispettivi retro-saloni ─ liberati dalle sovrastrutture legate alle attività bancarie ─ funzionali al nuovo scopo espositivo.
I saloni sono diventati corti porticate aperte e presentano oggi un’atmosfera di antica nobiltà, con arcate e colonnati che incorniciano spazi destinati a ospitare opere d’arte.
Massima attenzione è stata dedicata all’integrazione delle tecnologie di conservazione ed esposizione delle opere negli ambienti del palazzo, tra le quali l’adeguata climatizzazione e la resa illuminotecnica ottimale per la fruizione dei capolavori.
Secondo il progetto illuminotecnico di Adriano Caputo, gli apparecchi illuminanti sono totalmente integrati nell’architettura, in funzione della massima flessibilità nei riguardi dei concetti espositivi che si succederanno nel tempo.

I controsoffitti a cassettoni dei retro-saloni celano tutti gli impianti, in modo che non vi siano parti tecniche a vista che disturbino la visione delle opere.

Per i pavimenti è stato scelto il legno di rovere grigio trattato con una miscela di oli e pigmenti che rendono le superfici affini a quelle preesistenti.

Nel corso dei lavori, nella parte verso via Manzoni sono emersi pilastri in blocchi di granito sovrapposti, fino a quel momento nascosti da intonaco e gesso. Questa scoperta, testimonianza dell’eterogeneità delle tipologie costruttive degli inizi del Novecento, è stata valorizzata in quanto racconto della storia del palazzo, come parte delle suggestioni della visita.

Il progetto