MILANO, Piazza della Scala, 6

N. verde 800.167619

 

Cantiere del ’900.2. I temi

I singoli temi possono essere apprezzati sia singolarmente sia attraverso il percorso ideale che muove dalle sale che si aprono a sinistra dell’ingresso, dove vengono proposti due filoni dell’astrazione: uno con lavori principalmente fondati sul bianco, l’assenza di colore o la monocromia, il senso del vuoto nelle dimensioni e nella temporalità (ne sono esempio le realizzazioni di Fontana, Manzoni, Castellani, Calderara, Perilli, Kounellis e altri); l’altro con opere dove, diversamente, il colore è protagonista unico e impositivo, secondo una direzione di lettura che muove da Balla e dalle sue sperimentazioni cromatiche, per ritrovarsi in Dorazio e in altri autori dell’area dell’astrazione lirica o geometrica, come pure negli impianti materici di Burri e nelle esplorazioni di colore-natura di Corpora, Tancredi e Morandis, per giungere ad altre forme di elaborazioni cromatiche con le opere di Accardi, Turcato e Olivieri, fino a trovare nel clima degli anni Novanta – con Matino, De Maria, Guerzoni e Bianchi – ulteriori invenzioni che spingono il colore oltre la superficie pittorica.

Sul lato opposto del Salone, quattro sezioni svolgono approfondimenti sui concetti di fondo di un’arte che si relaziona con le categorie di tempo e spazio, e sulla persistenza di due generi sempre riconoscibili nella storia dell’arte, la figura e il paesaggio, interpretati secondo le diverse vie di riflessione dell’arte del Novecento.

Il concetto di tempo, applicato alle immagini e alle intenzioni dell’arte del secolo scorso, viene esemplificato nel tema della memoria, evocato dalle figure degli “archeologi” di de Chirico, nel senso di attesa che si trova al centro dell’attenzione di Fontana nella elaborazione dei suoi “tagli” (qui confrontati direttamente proprio con l’opera di de Chirico), quindi nel tempo sospeso dell’installazione di Paolini, nonché nell’iterarsi di una “ripetizione differente” nella sequenza fotografica di Vimercati.

Lo spazio, categoria specificamente esplorata da Fontana in tutti i suoi lavori, è ripreso attraverso le indagini sul tema della rappresentazione prospettica diversamente applicata nelle opere di Aricò e di Tirelli, dove è messa in discussione, mentre Colombo genera nella bidimensionalità la qualità progettuale dei suoi “Spazi elastici” e Uncini crea altre riflessioni sul tema nella costruzione di spazi ulteriori.

La figura e il paesaggio sono presi in esame da una serie di opere che, in modo prevalentemente cronologico, vanno dalle creazioni della prima parte del XX secolo alle nuove interpretazioni di metà Novecento, per essere oggetto di forme di analisi visiva e mentale nell’ultima parte del secolo. Se negli anni Sessanta l’arte si trova a confrontarsi con l’immagine mediatica proposta dai nuovi strumenti che irrompono nel mondo della comunicazione (la televisione, la fotografia) e reagisce alla rappresentazione del “reale” trasformando progressivamente la figura in forme astratte, in “presenza assente” o in ombra, negli anni Settanta-Novanta si assiste a un ritorno alla realtà, tanto nella figurazione quanto nel rapporto con i luoghi, letti alla luce di teorie geografiche. Dipinti e fotografie che illustrano forme di paesaggio “ravvicinato” o riletto in chiave fantastica completano il percorso, nel segno della vitalità dei generi. Troviamo in questa sezione testimonianze di Arienti, Baj, Baruchello, Fabro, Fontana, Guttuso, Mafai, Marini, Morlotti, Paolini, Pistoletto, Schifano, Sironi, Vedova, Vitone.