MILANO, Piazza della Scala, 6

N. verde 800.167619

 

L'allestimento

Il percorso dedicato all’Ottocento italiano, e in particolare lombardo, inizia in Palazzo Anguissola del Soave, fatto edificare dal conte Antonio Carlo Anguissola, che tra il 1775 e il 1778 affida all’architetto ticinese Carlo Felice Soave il rinnovamento della propria residenza, di origine cinquecentesca.

La trasformazione odierna, curata dall’architetto Michele De Lucchi, ha goduto del restauro compiuto negli anni Novanta, a opera degli architetti Valle, Broggi e Burckhardt, in occasione del quale sono stati aggiornati tutti gli impianti elettrici e di climatizzazione e sono stati completamente recuperati i decori in oro, gli stucchi e i gessi.

L’apparato decorativo è talmente preminente da rendere l’uso museale di questi ambienti molto delicato.

La struttura decorativa ha imposto un’esposizione indipendente dalle pareti, che avviene quasi esclusivamente con cavalletti realizzati in bronzo e progettati su misura per reggere i consistenti pesi dei gessi di Antonio Canova e accogliere coerentemente anche i grandi dipinti di Francesco Hayez e Giovanni Migliara. Solo in alcune sale è stata possibile un’esposizione con cavi, agganciati a una barra fissata senza danneggiare le decorazioni. In talune sale i gruppi di quadri più piccoli sono montati su pannelli fissati direttamente sulle lampade a stelo.
L’illuminazione, nella maggior parte delle stanze di Palazzo Anguissola, è portata dal pavimento.

L’esposizione a cavalletti ha favorito una soluzione di illuminazione specifica quadro per quadro: le lampade a led, fissate direttamente all’asta del cavalletto, diffondono luce omogenea sul dipinto.

La presenza della luce diurna, che dalle grandi finestre illumina la sequenza di stanze, aggiunge un elemento alla visione: lungo il percorso espositivo, l’occhio alterna la contemplazione delle opere a quella del magnifico giardino interno, già proprietà di Alessandro Manzoni.

Nel 1817 il conte Anguissola vende il suo palazzo a un ricco esponente della borghesia milanese, l’avvocato Giovanni Battista Traversi, che nel 1829 incarica Luigi Canonica di realizzare il corpo anteriore affacciato su via Manzoni. Il Canonica progetta il prospetto con lesene corinzie, lo scalone d’onore di Palazzo Anguissola e il chiostro quadrato ad angoli smussati con imponenti colonne doriche.

Tale chiostro costituisce oggi il nodo distributivo delle Gallerie dedicate all’arte dell’Ottocento. Completamente chiuso da una vetrata che ne esalta la forma e mette in evidenza il colonnato, il cortile collega  le sale del Palazzo Anguissola e il giardino interno. I nuovi serramenti in bronzo naturale stabiliscono la giusta relazione con le colonne completandone i vuoti in proporzione. Questa vetrata organizza lo spazio in due ambienti comunicanti che traggono luce l’uno dall’altro e, come due cicli espositivi paralleli, possono ospitare sculture importanti come il Disco in forma di rosa del deserto di Arnaldo Pomodoro appartenente alla collezione del Novecento di Intesa Sanpaolo, che già da molti anni campeggia al centro del chiostro.

Dal chiostro si accede a un’infilata di nove sale che attraversano l'ala ottocentesca di Palazzo Anguissola Antona Traversi e Palazzo Brentani. Qui sono esposti dipinti dell’Ottocento suddivisi per sezioni tematiche: il paesaggio lombardo, la pittura di genere, la sperimentazione atmosferica sul vero, il sublime, il Simbolismo, per introdurre, con i dipinti del Boccioni, la stagione del Futurismo.
Completamente diversa da quella del palazzo settecentesco del Soave, l’atmosfera è ottenuta separando drasticamente l’area museale dal traffico di via Manzoni su cui si affaccia. Dalla strada l’infilata di finestre è oscurata da tendaggi morbidi che riprendono il colore delle sezioni del museo. Gli uffici della banca hanno lasciato il posto ad ambienti domestici ottocenteschi che costruiscono un palcoscenico teatrale, ponendo le opere al centro della contemplazione. Le sale ritmano i temi espositivi, sottolineati anche dal cambio di colore alle pareti, i cui toni drammaturgici valorizzano le preziose cornici dorate o argentate, lavorate artigianalmente, recuperate dopo un attento restauro. Il pavimento ricostruito, in rovere antichizzato a doghe strette, che riprende quelli d’uso nei palazzi dell’Ottocento, è elemento di congiunzione nell’intero percorso.

Il criterio espositivo di base nasce dall’analisi del fenomeno dell’arredo industriale che nell’Ottocento comincia a entrare nelle residenze borghesi come prodotto acquistabile sul mercato, che scalza il progetto su misura integrato nella composizione architettonica.