User error: Failed to connect to memcache server: 127.0.0.1:11211 in dmemcache_object() (line 415 of /storage/vhosts/progettocultura.prod.h-art.it/isp_prod/releases/20150914125125/sites/all/modules/contrib/memcache/dmemcache.inc).

La cartografia dell'area

L’insediamento dell’aristocrazia in questa zona fu lento e circospetto, a fronte di un generale incremento edilizio. Lo conferma il materiale cartografico, di cui una città-capitale importante come Napoli è assai ricca.

La pianta assonometrica di Antoine Lafrery, del 1566, è una testimonianza fondamentale per la lettura della città a metà del Cinquecento, dato che in essa sono presenti quasi tutte le trasformazioni del piano di don Pedro. I quartieri spagnoli sono rappresentati secondo uno schema estremamente regolare, sia per gli edifici che per l’impianto stradale, costituito da sei strade parallele a via Toledo e da numerose altre ortogonali interrotte sotto la collina. Dall’altro lato dell’asse viario spicca il complesso delle carceri, dell’ospedale e della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli. Nella veduta colpisce la presenza, soprattutto nelle nuove zone di espansione, di vaste aree verdi, libere da edifici.

A distanza di poco più di cinquant’anni un’altra veduta, quella di Alessandro Baratta (1629), mostra una situazione completamente mutata: le strade parallele a via Toledo si sono raddoppiate, giungendo in pratica sotto il ripido versante sul quale, ai primi dell’Ottocento, si sarebbe snodato il corso Maria Teresa; i palazzi hanno raggiunto l’altezza di tre o quattro piani.
Se si escludono le aree verdi di alcuni complessi conventuali, non si vedono più che rari e piccoli giardini interni ai cortili. Non vi compare ancora Palazzo Zevallos, che sarebbe stato eretto solo pochi anni dopo la realizzazione della veduta del Baratta.