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I Colonna e la vita a palazzo

La facciata del palazzo, da Paolo Petrini

Nel 1688 il palazzo diventa dunque di proprietà dei Colonna, in quanto don Giuliano, principe di Sonnino, aveva sposato Giovanna  Vandeneynden. Giuliano Colonna nel 1716 ottenne anche il titolo di principe di Stigliano.

Erede di Giuliano Colonna fu Ferdinando, uomo colto e raffinato con una particolare predilezione per la musica, passione che seppe coltivare da illuminato mecenate, accogliendo presso di sé i più importanti musicisti presenti a quel tempo in città. Per il suo matrimonio con Maria Luisa Caracciolo nel 1723, infatti, dopo un sontuoso corteo nuziale che attraversò via Toledo, il principe fece eseguire nel cortile del Palazzo una serenata commissionata per l’occasione ad Alessandro Scarlatti ispirata all’episodio tassiano di Erminia e Tancredi e intitolata appunto Erminia; nel ruolo principale si esibì Farinelli, allora astro nascente del bel canto internazionale. Sontuosi furono gli apparati realizzati per l’evento a cui intervenne tutta l’aristocrazia e il viceré del tempo, il conte di Althann. Durante gli anni Trenta, inoltre, Ferdinando ebbe come Maestro di Cappella Giovan Battista Pergolesi.

Nel tempo in cui i Colonna ne furono proprietari la sfarzosa residenza fu sempre al centro della vita aristocratica cittadina, accogliendo spesso la nobiltà napoletana e la stessa famiglia vicereale. Il Palazzo era infatti uno dei più frequentati in occasione della processione del Corpus Domini, della sfilata dei carri carnevaleschi o delle più importanti feste dinastiche, proprio grazie alla sua posizione privilegiata lungo via Toledo: il 6 gennaio 1701, ad esempio, la duchessa di Medinaceli, viceregina di Napoli, lo scelse per assistere dai suoi balconi alla cavalcata per l'acclamazione del re Filippo V.

A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, i Colonna diedero avvio a importanti opere di ammodernamento che interessarono principalmente l’aspetto decorativo dell’edificio con l’intervento di Francesco Diana e Fedele Fischetti. Dopo la rivoluzione del 1799, a seguito dei danni riportati da un incendio appiccato dalle truppe sanfediste, il Palazzo venne sottoposto a nuovi interventi, condotti a partire dal 1807 dall’ingegnere Michelangelo Schioppa.

Nel 1831 la principessa di Stigliano, donna Cecilia Ruffo, a causa del mancato pagamento di un credito dotale nei suoi confronti da parte dei suoi figli, decise di espropriare l’intera proprietà a danno di essi e di mettere in vendita il Palazzo, ad eccezione del secondo piano nobile che conservò per sé: l’edificio perse così la sua primitiva unità e venne diviso tra i vari acquirenti. Il primo piano nobile fu acquistato dal banchiere Carlo Forquet.