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Gli antichi restauri del dipinto

Grazie a una lettera dell'11 maggio 1610 redatta da Lanfranco Massa, procuratore napoletano del principe Doria, apprendiamo alcuni ragguagli sulla tecnica impiegata dal pittore: Caravaggio aveva adoperato una vernice «assai grossa» nell'esecuzione del dipinto e Lanfranco, per guadagnare tempo, aveva provato a farlo asciugare al sole. Gli effetti erano risultati disastrosi, causando un generale allentamento delle superfici cromatiche; il pittore era dovuto reintervenire. Dopo un paio di settimane le condizioni del quadro parevano migliorate; era stato collocato in «una scatola lunga signata pel suo nome» (ossia quello di Doria) e spedito a Genova con una feluca. Vi giunse il 18 giugno 1610, un mese esatto prima della misteriosa morte di Caravaggio sul litorale tirrenico. Nel capoluogo ligure la sant'Orsola rimase per quasi due secoli, sino a quando un gruppo di opere pervenivano a un ramo della famiglia Doria da tempo residente nel regno di Napoli. Il dipinto di Caravaggio tornava così nella città in cui era stato realizzato e dove nel 1972, dopo decenni di oblio, fu acquisito dalla allora Banca Commerciale Italiana come dipinto di Scuola caravaggesca per decorare i saloni di rappresentanza di Palazzo Zevallos.

Caravaggio (Michelangelo Merisi) Il martirio di sant’Orsola (1610), particolare