La Sala Pompeiana - La Napoli antica e le seduzioni della vita moderna

Con le due vedute di antichi interni monumentali di Vincenzo Abbati e di Domenico Battaglia, rappresentazioni di edifici che oggi appaiono molto cambiati, viene documentato un genere, la cosiddetta ‘pittura prospettica’, che ha goduto di grande fortuna in tutta Europa nel corso dell’Ottocento, perché rispondeva al crescente interesse per i luoghi teatro di eventi storici e dedicati al culto. È il caso del grande dipinto di Battaglia che, attraverso la suggestiva messinscena dominata dalla penombra, ci restituisce il fascino di riti immutabili che continuavano a svolgersi sotto le antiche volte del coro della chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova, allora decorate da affreschi e da arredi in parte scomparsi. Originale per l’interno rappresentato e l’atmosfera carica di mistero è Museo del siciliano Paolo Vetri, allievo prediletto di Domenico Morelli, presentato all’Esposizione della Società Promotrice nel 1875 dove aveva attirato l’attenzione di un critico raffinato ed esigente come Francesco Netti, affascinato dall’insolita veduta di “un pezzo del museo egiziano di Napoli” – in realtà la sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale – con due visitatrici, riprese con effetto suggestivo una di fronte e l’altra di spalle, quasi atterrite dalle mummie.

La pioggia di Netti apre con una visione malinconica della città la straordinaria serie di brillanti scene di vita moderna realizzate da Carlo Brancaccio, Francesco Mancini, Francesco Paolo Diodati e Vincenzo Migliaro, sorprese lungo le strade della Napoli moderna, come l’elegante via Toledo, o davanti alla Villa Comunale, con soggetti come il ritorno dalle corse dei cavalli o il passeggio borghese che ci fanno pensare alle popolari vedute parigine di De Nittis, ormai celebrato anche a Napoli – da cui era partito tanti anni prima per Parigi – come il grande interprete di un immaginario pittorico tutto contemporaneo, definitivamente consacrato anche da Giovanni Boldini e dagli Impressionisti.