La Sala della Fedeltà - Sculture e disegni di Vincenzo Gemito

Questa sala, detta anche Sala di Intrattenimento, è anch’essa frutto della collaborazione dei pittori Giuseppe Cammarano e Gennaro Maldarelli. Sulla volta la rappresentazione simbolica della Fedeltà, una donna affiancata da un cagnolino, riconduce alla destinazione dell’ambiente, piccolo salotto per incontri privati dove l’atmosfera intima della camera si coglie soprattutto nelle teorie di ghirlande e putti danzanti che corrono lungo le pareti.

Le opere di Vincenzo Gemito qui raccolte, provenienti dalla raccolta dell’avvocato Gabriele Consolazio che da Firenze continuò nei primi decenni del Novecento a mantenere stretti contatti con lo scultore e la sua famiglia nonché con altri collezionisti, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti dell’artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la straordinaria parabola artistica del grande Gemito, un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.

Dal naturalismo più diretto delle teste giovanili modellate in terracotta si passa alla più sofisticata serie dei ritratti di personaggi famosi – come il pittore spagnolo Mariano Fortuny e Domenico Morelli, realizzati in bronzo con fusioni di grande raffinatezza – e a una ricerca plastica, infine, rappresentata in particolare dalla Testa di filosofo e dal più tardo Busto di fanciulla napoletana, caratterizzata da un classicismo sensuale che recupera le seduzioni e il virtuosismo dell’antica scultura ellenistica.

Anche gli splendidi disegni spesso realizzati con una tecnica strabiliante utilizzando contemporaneamente materiali e procedimenti diversi, come matita, carboncino, inchiostro, acquerello, sanguigna, tempera bianca, sono suddivisi in serie come quelle composte dai coinvolgenti autoritratti – che seguono il doloroso mutare della sua fisionomia negli anni – , o dalle figure di donna – come nel caso della Zingara, uno dei più belli e particolari acquerelli di Gemito – dove a un realismo prorompente e solare subentra negli anni una ricerca di stile ispirata a modelli seicenteschi che ne fanno l’ultimo epigono della grande tradizione del naturalismo napoletano.